sabato 27 marzo 2010

Notturno in via Padova

"Quante volte, in questa nostra via Padova, guardiamo con superbia a gente nata in altri Paesi".

E quante volte chiediamo a questa gente di dimostrare di essere più nella legalità di noi con cavilli stupidi e leggi folli che impongono il coprifuoco in una strada che quotidianamente viene attraversata da camionette di militari, carabinieri, e pattuglie della polizia locale. Ieri sera, mentre aspettavo l'autobus con un'amica, abbiamo contato cinque automezzi in una sola volta.

Un venerdì sera come tanti. Una birra e una piadina al Ligera, un locale di via Padova che giovedì 25 marzo ha sfidato provocatoriamente il coprifuoco imposto dal Comune di Milano a tutta la via. Ma non era un venerdì qualunque. Me ne sono resa conto mentre tornavo a casa: lampeggianti blu all'orizzonte, traffico rallentato e una piccola folla di ragazzini con le candele in mano. Una voce al megafono recitava i passi della Via Crucis: Gesù spogliato delle vesti, Gesù inchiodato sulla croce...

Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: "Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi!". Ma l'altro lo rimproverava: "Neanche tu hai timore di Dio, benché condannato alla stessa pena? Noi giustamente, perché riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male". E aggiunse: "Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno". Gli rispose: "In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso".

Una voce nel silenzio della via. Fermi, davanti alla porta di un ristorante arabo, camerieri e clienti ascoltavano in rispettoso silenzio. Un venditore di rose osservava attento, con un sorriso. "Quante volte, in questa nostra via Padova, guardiamo con superbia a gente nata in altri Paesi. Gesù, dalla croce, ci dimostra che è possibile accogliere".

Continuo a pedalare verso casa, con una bella sensazione nel cuore. Me la ammazzano alla rotonda di via Giacosa. Lampeggianti e quattro pattuglie dei vigili che, troppo intenti a controllare i pochi automobilisti di passaggio, obbligano la 56 a fermarsi e fare manovra.

martedì 2 marzo 2010

Ecco a voi i nuovi cittadini




"Ma quali criminali, ma quali clandestini, ecco i nuovi cittadini"

Solo ora, spulciando le foto su internet e agenzie, riesco a godermi quei momenti. Perchè la mia testa era nel vortice delle cento cose da fare. E non sono riuscita a guardare, ad ascoltare.

Ora posso iniziare a scrivere. Il primo marzo è passato. Meno di tre ore fa, in piazza Castello, a Milano, stavano parlando Ahmed e Jorge, Said e una ragazza ucraina. Diritti, permesso di soggiorno, lavoro (ma non solo), seconde generazioni, voto e cittadinanza. Razzismo, vergogna! Mille e più parole per raccontare sogni e aspettative, sdegno e rabbia. Qualcuno si è anche fatto un po' prendere la mano. Ventimila persone che hanno sfilato tra piazza Duomo e il Castello con le fiaccole in mano, le bandiere del Perù, dell'Ecuador, del Senegal e anche due tricolori.

Ma è giusto che restino solo sogni e aspettative? E' giusto che una ragazza nata e cresciuta in Italia non abbia la cittadinanza dopo 25 anni di vita qui? E' giusto che il rinnovo di un permesso di soggiorno debba essere atteso per più di un anno? Noi accetteremmo che il rinnovo della carta d'identità o della patente si trascinasse per così tanto tempo? Ah, già. Sono ospiti. Sono qui per un po', per lavorare, tanto poi se ne vanno.