
"Ma quali criminali, ma quali clandestini, ecco i nuovi cittadini"
Solo ora, spulciando le foto su internet e agenzie, riesco a godermi quei momenti. Perchè la mia testa era nel vortice delle cento cose da fare. E non sono riuscita a guardare, ad ascoltare.
Ora posso iniziare a scrivere. Il primo marzo è passato. Meno di tre ore fa, in piazza Castello, a Milano, stavano parlando Ahmed e Jorge, Said e una ragazza ucraina. Diritti, permesso di soggiorno, lavoro (ma non solo), seconde generazioni, voto e cittadinanza. Razzismo, vergogna! Mille e più parole per raccontare sogni e aspettative, sdegno e rabbia. Qualcuno si è anche fatto un po' prendere la mano. Ventimila persone che hanno sfilato tra piazza Duomo e il Castello con le fiaccole in mano, le bandiere del Perù, dell'Ecuador, del Senegal e anche due tricolori.
Ma è giusto che restino solo sogni e aspettative? E' giusto che una ragazza nata e cresciuta in Italia non abbia la cittadinanza dopo 25 anni di vita qui? E' giusto che il rinnovo di un permesso di soggiorno debba essere atteso per più di un anno? Noi accetteremmo che il rinnovo della carta d'identità o della patente si trascinasse per così tanto tempo? Ah, già. Sono ospiti. Sono qui per un po', per lavorare, tanto poi se ne vanno.
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