giovedì 17 dicembre 2009

Uno sfratto... ad alta velocità

Occhialetti, cappotto nero con il collo di pelliccia, tra le braccia stringe un piumino rosso. Tra la piccola folla, che attende la distribuzione dei pacchi viveri, spicca una signora minuta e dall'aria distinta. Domenica sera, stazione ferroviaria Greco Pirelli, sono una sessantina i clochard che trascorreranno qui la nottata. La stazione è più affollata del solito: recentemente una trentina di persone si sono trasferite qui, dopo essere stati "sfrattati" dalla stazione Centrale. Colpa dell'alta velocità, spiegano i senza dimora di Greco: da quando i Frecciarossa hanno preso casa in Centrale loro hanno dovuto andarsene. "Hanno chiuso le sale d'attesa -spiega Raffaele- inoltre, durante la notte, la polizia ferroviaria viene a buttarci fuori dai treni. Prima non era così". Pochi quelli che "resistono" nel principale scalo ferroviario milanese: "Si nascondono in coda e 'n capa dei treni", spiega Carmine. Il più delle volte li accompagnano, semplicemente, all'uscita. Altre staccano la multa: 516 euro.
Verso mezzanotte la sala d'attesa del piccolo scalo ferroviario, poco distante dall'Università Bicocca, arriva a ospitare fino a 35 persone. Altri gruppetti dormono all'addiaccio, all'esterno della stazione.
I volontari della fondazione Fratelli di San Francesco arrivano con il loro pulmino verso le 21.15. "Ci sono molti anziani, soprattutto donne, in precarie condizioni di salute", spiega un operatore. Alcuni, pare, anche malati di diabete. Tra la gente in attesa, anche alcune persone con una busta di plastica in mano: "Io ho una casa, ma non ho i soldi per mangiare. Per me e per i miei bambini -spiega Giuliana-. Qui almeno mi danno un po' di spesa".
Quasi tutti gli ospiti della stazione di Greco sono italiani. "Uno zoccolo duro che non accetta il dormitorio -spiega padre Clemente Moriggi, presidente della Fondazione Fratelli di San Francesco-. Molti hanno il cane o la compagna e non accettano di essere separati". A Milano mancano infatti gli spazi per un'accoglienza dei nuclei familiari. "Dateci un capannone e ci pensiamo noi -ribatte Ida, dell'associazione "Linea gialla"- costruiamo le stanzette e ci organizziamo in autogestione.

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