Un ricordo, con qualche giorno di ritardo. Era l'8 aprile 2005. Qualche giorno prima mi aveva chiamato un'amica. "Hai 100 euro da spendere e una giornata libera? Andiamo a Roma ai funerali del Papa?". Una proposta del genere, da una persona come lei, non me la sarei mai aspettata. Ma l'ho colta al volo e abbiamo affrontato assieme il viaggio verso Roma. Un'anno dopo mi hanno chiesto di ricordare quella "follia", in un'articolo per "Missioni francescane".
Momenti in cui le parole sembrano essere troppo limitate per descrivere un evento. Minuti in cui il silenzio sembra essere il solo modo per esprimere un'emozione in maniera completa. Voglio partire proprio dal grande silenzio dei primi istanti della celebrazione della Santa Mesa, in occasione dei funerali di Giovanni Paolo II, perchè solo in quel momento ho capito tutti i sentimenti che provavo e che stavo condividendo con altre migliaia di persone.
Erano le ore 10 di venerdì 8 aprile 2005. Lentamente i cardinali hanno iniziato a sfilare dalla pora della basilica per accostarsi all'altare. Poi una cassa di legno chiaro è apparsa ai nostri occhi ed è stata deposta sul sagrato. In quel momento tutto si è sciolto in un lunghissimo applauso e le grida "Santo! Santo!".
Un Vangelo è stato deposto, aperto, sulla bara. Avrrei voluto sapere quale pagina era stata scelta, ma il vento che soffiava sulla piazza l'ha immediatamente voltata. Come se anch'esso avesse voluto dire la sua, farsi interprete delle parole del testo più sacro per la fede e lanciare un messaggio.
Io non sono il vento, io non ho il calore degli applausi. Non sono capace di esprimere a parole i sentimenti che ho provato durante quel grandissimo evento e che sto ancora provando. Ma voglgio tentare. Mi sono resa conto di aver partecipato a una grande follia collettiva. Solo un pazzo avrebbe preso parte a quel viaggio nonostante gli appelli delle istituzioni a non recarsi a Roma.
"Alzatevi, andiamo!", ha detto e continua a dire papa Wojtyla. Sono state quelle le parole che hanno spinto quattro milioni di persone a partire per una folle avventura. Lunghe code e notti all'addiaccio per l'ultimo saluto a una grande persona. C'erano polacchi e francesi, romani e milanesi, tanti volontari, pellegrini, religiosi e scout.
Tutti raccolti nell'abbraccio del colonnato di piazza San Pietro, lungo viale della Conciliazione, a Tor Vergata, al Colosseo. Tutti ad ascoltare la melodia delle parole della Messa e l'omelia di colui che, pochi giorni dopo, sarebbe diventato Benedetto XVI: "Possiamo essere sicuri che il nostro amato Papa sta adesso alla finestra della casa del Padre, ci vede e ci benedice (...). Noi affidiamo la tua cara anima alla Madre di Dio, tua Madre, che ti guiderà adesso alla gloria eterna del Suo Figlio, Gesù Cristo nostro Signore. Amen".
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