Venerdì 22 maggio 2009. Sono andata per il mio giornale a fare un giro in piazza Oberdan. Volevo raccontare la notte dei rifugiati politici che da un mese "tengono sotto scacco" (come si è sentito dire da più parti) la città di Milano. Sono quelli che circa un mese fa occuparono un residence abbandonato a Bruzzano, periferia nord della città. Erano in trecento e vennero allontantati con la forza.
I led lampeggianti della farmacia non mentono: sedici gradi e si sentono tutti malgrado il calendario ricordi che siamo ormai a metà maggio. Ha smesso di piovere da poche ore, ll'aria umida e fredda che si attacca alla pelle di chi indossa solo una maglietta e una felpa di cotone. A mezzanotte due ragazzi iniziano a spazzare le foglie e le cicche di sigaretta da un angolo di piazza Oberdan con un pezzo di cartone, stendono materassini e coperte, fogli di giornale. Alla spicciolata, anche altri ragazzi iniziano a imitarli. Una trentina in tutto, dei trecento manifestanti originari, si preparavano così a trscorrere la loro decima notte all'aperto.
Ora che di notti ne sono passate quasi venti, malgrado i disagi e lo sferragliare costante dei tram, continuano a ripetere che il letto d'asfalto della piazza è molto meglio dei dormitori. Per questo hanno sempre detto di no alle proposte avanzate dal Comune. "I dormitori sono come una prigione -ribadisce Abrham, 22enne eritreo-. Non puoi lasciare i vestiti sul letto e uscire a fumare una sigaretta che ti rubano tutto".Chiedono una casa, una stanza dove poter vivere con ritmi più umani e iniziare a costruirsi una vita propria. Un sogno che a Milano, e non solo, condividono con altre centinaia di persone.
Aldo (alias Said) ha la mente altrove: a Palermo. "Un anno fa ho portato in questura il permesso di soggiorno per il rinnovo e non è ancora pronto -spiega-. Sono saldatore e ho trovato tante proposte di lavoro a Monza, a Saronno. Ma se non ho i documenti non posso fare nulla". Saranno pronti, forse tra un mese. Nel frattempo Aldo dorme in strada, come gli altri. Lui che è scappato dal Kordofan (una regione del Sudan, ndr) dopo essersi fatto qualche mese di prigione come oppositore. Dopo la fuga e dopo aver vissuto cinque anni in Libia dove ha assistito alle retate della polizia, quelle terribili del 2000. "Ho visto, con questi miei occhi, due libici prendere un nero, cospargelo di benzina e accendere una scintilla". In città, per strada, davanti a tutti.
"No signorina, non posso dimenticare". Ma allo stesso tempo Aldo vuole andare avanti, mettesi a lavorare, trovare una casa e poi .... Parla un buon italiano, semplice ed efficace. Racconta che a Palermo, dove ha vissuto per qualche tempo, ha fatto un corso di italiano e che legge i giornali italiani. Soprattutto la Gazzetta dello sport. E qui arriva la sorpresa: scoprire che questo sudanese di 35 anni è capace di discutere con te per un'ora del calcio italiano degli ultimi vent'anni. Che per lui il miglior calciatore italiano in assoluto è Franco Baresi, seguito da Roberto Baggio e Beppe Signori. Si parla dell'Italia di Bearzot, del mondiale di Spagna e del Milan di Sacchi (quello di Gullit, Van Basten e Rijkaard) : "Mai vista squadra giocare così!".
Unico difetto: Aldo è interista. Si fregava le mani, quel venerdì sera, in attesa della partita che si sarebbe giocata la sera dopo: "Se il Milan perde vado in piazza Duomo a festeggiare", rideva.
Inutile ricordare che Aldo ha festeggiato. E di questo sono contenta.
Dopo quella sera, ci sono tornata diverse volte. Il numero di persone che dormono in piazza Oberdan si aggira, solitamente, intorno alla cinquantina. Sono ragazzi e ragazze giovani. Aldo e Paulus, con i loro 35 e 39 anni rispettivamente, sono delle eccezioni. Sono quelli dei barconi, quelli che assaltano Lampedusa e oggi dormono sotto le finestre di casa nostra.
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